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Vogliamo parlare della ennesima maratona di Firenze?  Iniziamo dalla fine. Vogliamo iniziare dicendo che nessuno –praticamente- ha fatto la maratona a Firenze il 24 novembre scorso. Eh sì, perché –praticamente- nessuno ha corso per 42195 metri visto che il percorso per motivi di sicurezza è stato accorciato di oltre 500 metri. Poverini quelli che pensavano di aver disintegrato il vecchio PB. Ma pure poverini tutti quelli che hanno fatto polemica. Tutti quelli che si sono lamentati con l’organizzazione. Di tutti quelli che anche se per un solo istante hanno pensato di chiedere un rimborso.  Poverini perché Firenze è un posto spettacolare, unico, con una organizzazione mostruosa (non mi vengono altri aggettivi)  e non capirlo significa essere davvero poverini (ma molto molto).  

Domenica anche il tempo meteorologico, notoriamente avverso a Firenze, è stato clemente. Non ha piovuto e non faceva né caldo né freddo.  E quindi alle 8:30 di mattina allo start molti si sono detti: “oggi spacco tutto!”.   Qualcuno ci è riuscito (sempre rispetto alla propria dimensione, ovviamente)   e qualcuno no.  Chi ci è riuscito è tornato a casa pensando di essere kipchoge; chi ha fallito invece è tornato con la sensazione di chi ha sbagliato il rigore decisivo alla finale dei mondiali di calcio. Ma ormai sono meccanismi noti. Siamo carte “podisticamente” conosciute; la maratona rinnova ed esalta tali umanissimi e prevedibilissimi atteggiamenti. 

La sera della vigilia  al villaggio maratona si è capito che eravamo tanti “paesani”.  Quasi tutte le società podistiche di Caserta  e Napoli,  e tutte con una rappresentanza numerosissima.    Alla Leopolda sabato sera e a piazza duomo la domenica  si potevano apprezzare costrutti, idiomi  e sfumature linguistiche proprie delle nostre parti.   Non si sentiva per niente di essere in toscana, mettiamola così.   Potevo pure immaginarlo pensando all'antefatto alla stazione di AV. Alla stazione di Afragola, infatti,   in attesa del treno,  un vigilantes (runner) ci ha tenuto a farmi l’elenco di quante società podistiche aveva visto partire dall’alba verso Firenze per la maratona, mi ha raccontato dei suoi allenamenti nella villa  di non so quale paese e del fatto che aveva sparato in aria alla stazione di Caserta per mettere in fuga dei writers.

La cronaca agonistica sull’esperienza toscana dei falchetti potrebbe essere intitolata to be continued (tbc).   Alti e bassi ma solo rispetto alle aspettative di ciascuno.   Forse un po’ tutti sono rimasti con qualcosa di sospeso e di incompiuto.  Anche chi come Silvio ha fatto un buon tempo,  ma al di sotto delle sue aspettative.Anche chi come Wiesia, Pasquale ed Enzo hanno migliorato le loro  prestazioni  ma con la chiara percezione di poter fare ancora meglio. Anche chi ha fatto la prima come Rocco, che certo ora non può più fermarsi.  Anche a chi come chi scrive e peppe il candidato non riportano a casa ne glorie ne infamie e di ufficio sono rimandati alla prossima. Ma soprattutto a chi come Raffaele e il presidente sono andati “cosi’cosi’”. E poi tutti ancora dovrebbero fare altri 520 metri. O no? E allora TBC. To be continued.  C'è  la maratona di Milano il 5 Aprile prossimo e  già un gruppetto (di noi e  di amici adiacenti a noi)  si è mostrato.  E poi c'è l'offerta per la maratona di Firenze. Venerdi’ 29 novembre 2019 c’è il black Friday per (ancora) i pettorali di Firenze  2020. Michele Auricchio, il maestro,  è già li,  per chi avesse bisogno di ispirazione e  buona compagnia. Io ci penso. 

 

 

silvio milano

Una bella avventura ha sempre un buon inizio.

Inizia mesi prima.  La programmazione del viaggio e la preparazione atletica. Mesi trascorsi con un unico obiettivo: terminare la maratona bene e migliorare il proprio personale sulla distanza

Sabato. Aereo di buon mattino e sono a Milano. 

Passando da una linea all’ altra della metropolitana arrivo al villaggio Maratona.    Dopo il ritiro pettorali e la partecipazione alla presentazione dei pacer, il giro nell’expo,con tanti stand che promuovono le future maratone  si mette inevitabilmente in moto l’idea di pianificare la prossima.

Direzione, quindi, piazza Duomo dove ritrovo compagni di allenamento, amici e compagni di squadra.

Un attimo dopo è già domenica mattina.

La giornata appare cupa, uggiosa.

Ricca colazione e via. Direzione giardini Montanelli intorno ai quali sono posizionati gli spogliatoi , il deposito bagaglio  e l’ingresso alle  griglie di partenza.

Servizio di sicurezza attento, paragonabile a quelli all’imbraco aero, con metal detector  e controlli scrupolosi.

Entro in griglia.  E’ un momento emozionante. Sono nel settore di élite e cioè nella prima griglia. Bellissima sensazione quella di guardare dietro e vedere tantissimi atleti.  Non pochi di quelli certamente mi stanno invidiando “chissà quanto è veloce?  “.  Niente di male (credo), lo pensavo e  l’ho pensato anche io  in passato.

Le 9:00 e c’è lo sparo. Inizia la diciannovesima maratona di Milano.

Il percorso di districa interamente nel centro della città toccando vari rioni. Servizio d’ordine impeccabile. Ricchi ristori ogni 5 km con acqua o sali e, da mangiare, frutta e crostate di marmellata.

Parto con un gruppone di atleti tutti intenzionati ad arrivare al traguardo sotto il fatidico muro delle 3 ore, capitanati da quattro pacer tra cui anche un nostro fortissimo atleta locale.

Il fondo del percorso alterna tratti asfaltati a tratti di pavimentazione in pietra resa scivolosa dalla pioggia. Lungo il percorso qualcuno, leggendo il nome sul pettorale, mi incita e mi dà un po’ di  carica che serve soprattutto in maratona  Arriva il  41^ km e  il tempo sembra fermarsi. Raccolgo  le ultime forze per recuperare qualche secondo.  Dopo la curva, ai lati della strada è una festa, trovo  un lungo tappeto che mi porta a concludere la mia ottava maratona.

E’ bello tagliare il traguardo. Dimentichi tutti i momenti tragici di quel viaggio -perché la maratona è un viaggio-  e ti resta solo la felicità che, anche mentre sto scrivendo, mi fa accapponare la pelle.

2:59:07, è andata bene ma non benissimo.  Avrei voluto fare meglio, non ce l’ho fatta e allora dovrò provarci alla prossima.  

(silvio)

podistica agropoli

Non c’è nulla da dire. Agropoli continua nella sua tradizione di qualità costante negli anni. E’ solo un po’ lontana (per i nostri standard)  e sfortunatamente quest’anno è capitata proprio la domenica in cui si dorme un’ora in meno per il passaggio all’ora legale.

Percorso molto bello e qualcuno dice anche molto veloce, ma io mi fermerei a bello.  E’ un percorso ingannevole soprattutto per chi lo affronta la prima volta.  Si dovrebbe partire avendo già metabolizzato che il peggio arriva nella seconda parte.  Si dovrebbe avere coscienza che se durante il primo tratto che porta a Paestum si provano sensazioni, accenni, avvisaglie di crisi allora, non c’è scampo, è finita.  Il ritiro è l’unica opzione non dolorosa in quanto è praticamente certa la disfatta con almeno 7-8 km di calvario. Di contro se hai solo percepito la fisiologica stanchezza di chi sta gareggiando al limite delle proprie possibilità allora sarà un trionfo, sarà una prestazione stratosferica e spesso anche un record personale.  

Fissata per l’ultima domenica e l’ultimo giorno di marzo, la gara di Agropoli ha mostrato una giornata bellissima con un sole splendente e una temperatura perfetta per gareggiare.   L’organizzazione aveva posto un limite di 1700 atleti praticamente raggiunto.  Sicuramente meriterebbe molto più lustro per il percorso ma soprattutto  per le capacità organizzative che si intuiscono già lontano dalla città, dalle segnalazioni per i parcheggi, sulla strada provinciale. 

Partenza e arrivo suggestivi, praticamente sul lungomare festoso e colorato  Ristori eccellenti, segnalaziioni chilometriche precise e  tantissimi premi all'arrivo.

Si capisce che è tutto ben collaudato e frutto di diversi anni di esperienza.   Ci siamo divertiti domenica, almeno chi non si è speso troppo nella prima parte.  Chi di noi l’aveva già fatta lo sapeva già prima che sarebbe stata un esperienza davvero molto emozionante.  Chi l’ha fatta per la prima volta la rifarà, probabilmente, il prossimo anno perché è davvero bella.   Magari si ricorderà della storia del primo e del secondo tratto (ma anche no e ciò nonostante farà una prestazione strabiliante).  Magari l’anno prossimo andrà ancora meglio e  la gara sarà ancora più bella.   Sono  diversi anni che la faccio e mai ho notato nemmeno una piccola sbavatura. Nemmeno il tempo metereologico. Forse non ho mai trovato vento e forse non ho mai visto una goccia di pioggia.  Li ho pure vissuto diversi fallimenti (per la storia del primo e del secondo tratto ..probabilmente) ma ho anche fatto due record personali -compreso  quello del 2019-  E quindi, vale la pena tornarci. Si,  ci vediamo ad Agropoli  nel 2020. 

(ciro primo)

Ieri è stato divertente. Doveva piovere l’impossibile. Così dicevano le previsioni meteo. Invece qualche goccia, ma niente a che vedere con l’apocalisse annunciata. Forse non è nemmeno piovuto durante la gara. Forse qualche goccia. Giocavamo in casa. Organizzata da amici di compagni di squadra non si poteva mancare. Semmai facessimo una gara di squadra, semmai, la casollese dovrebbe essere gara di squadra. E ieri, finalmente, si è vista anche la squadra che per un soffio non è stata premiata. Un soffio che un po’ disturba. A me almeno. Le occasioni devono essere colte! Ma la podistica Caserta è così, ormai me ne sono fatto una ragione (no no… non succederà mai… era solo per dire) .

1e83fe03 f18c 4da6 acb0 51e7b066a2f7Gara un po’ alternativa, quasi radical chic per la location (eravamo in città), la premiazione, il percorso e, ovviamente, lo speaker Agostino Rossi. Scendere da casa e non fare nessuna trasferta seppure di qualche decina di km è la cosa più alternativa del mondo. Sveglia che suona con fuori che è giorno è una cosa che non ha prezzo, soprattutto per perchi non ama correre di notte (e non sono il solo). Gareggiare su quelle vie che noi runner casertani chiamiamo “i paesielli” è una chance da non perdere. Sarebbe inconcepibile. Si passa per la casa del maestro Auricchio e quella di Antimo (sede degli ultima di happening societari.. e solo questo dovrebbe bastare).

C’era il sindaco di Caserta a dare il benvenuto a testimoniare che chi ha organizzato ha coinvolto le persone giuste. Qualcosa in più di dieci km su un saliscendi continuo che per certi tratti toccava anche il 10 per cento di pendenza. Roba da far saltare il cuore a chi provava a correre sul serio. Una batteria di salite impegnative che in allenamento si fanno ma con tante pause segnate dalle numerose fontane lungo le strade “dei paeselli”.

Debutto assoluto per e Delia Catuogno, Massimo Cammarota e Giuseppe dell’Aquila con risultati già degni di attenzione considerando la difficoltà altimetriche. La prossima 10 non potrà che andare meglio, anche perché probabilmente mancheranno circa 150 metri (la maggior parte dei gps registrati Strava segna ben oltre i 10 km e 100 metri)

Dei 24 falchetti in gara tante buone prestazioni, ma prima su tutte la vittoria della categoria master 60 femminile per Antonella Cubiano subito seguita - col secondo posto - da Michelina Fiore. Seconda di categoria anche Wiesia nel SF35 e Ciro primo (MM55). Per poco fuori dal palco il capitano che arriva quarto nei master 65 (inconcepibile 4 ultra-sessantacinquenni più performanti di tonino). Fuori da ogni premiazione e censura particolare per il maestro Auricchio che non può e non deve accontentarsi di questa sua attuale condizione e anche per il vicepresidente che ha pure perso l’infinita sfida con Giuseppe Baldini D’Agostino.

Rimane il rammarico per “il soffio” … che è mancato alla squadra. Ma era un rimpianto annunciato.

Ci vediamo a Napoli. Almeno spero

(ciro primo)

 

Siamo a fine 2018, potremmo provare a fare un bilancio. Ci proviamo?  Dovremmo iniziare individuando le voci, entrate e uscite.  I dati? Quali sono?  Atleti, gare, gradimento dell’associazione, prestazioni agonistiche, ecc.  Altro? Sicuramente si, ma a me non viene in mente altro adesso.     Facciamo che non disabilito i commenti, così chi vuole …. può tranquillamente dire che non ho capito un… “bip”

silvioDalla classifica interna 2018, all’ 8 dicembre, si leggono 46 atleti e 73 gare che confrontata con quella del 2017 non mostra particolare differenze.  Non sono stati fatti significativi passi avanti, ma nemmeno indietro.  O forse non è così? Nella classifica 2017 non sono inclusi gli iscritti non attivi, quelli che non sono riusciti a fare nemmeno una gara per impegni e/o infortuni.  Forse quindi un piccolo segno meno per il 2018 è più corretto metterlo.  Il capitano mi correggerà se sbaglio ma siamo diminuiti un pochino. Forse non ci interessa nemmeno crescere e magari è un dato che non ci fa né caldo né freddo … oppure, un valore obiettivo dovremmo comunque definirlo se non altro per limitare  la spesa di associazione alla FIDAL?    Non credo che nemmeno possa valere il principio più ne siamo tanto meglio è.

Alla voce gare la faccenda diventa più articolata. E’ necessario fare una netta distinzione tra le gare organizzate dalla podistica Caserta e quelle a cui la podistica Caserta ha partecipato.  “La sei ore della reggia e “il trail città di Caserta” sono state un successo in tutti i sensi. Un segno “più” grande come una casa.  Non una, ma addirittura due gare organizzate non è da tutte le associazioni podistiche. Ed entrambe non banali.  Un lavoro fatto soprattutto di qualità manageriali, di determinazione, di responsabilità e di esperienza. Nessun esercito di soldati ma una logistica efficiente e un “nocciolo duro ” di membri della associazioni e amici “adiacenti”  con le idee chiare e con la giusta fantasia.   Due gare in due scenari superbi in cui il rischio però di fallire non era trascurabile.   Due gare con una infinità di cose da fare, di permessi da ottenere, di professionalità da reclutare, di rischi da affrontare. Veramente bravi!

Le gare a cui si è partecipato, invece, attivamente come atleti, già sopra abbiamo detto, sono 73,  ovvero più di una a settimana. Ovunque in Italia -ma credo pure con qualche puntatina all’estero-.  I tossici della domenica sono sempre gli stessi e stanno ai primi posti della classifica interna. Provando a fare delle velocissime stime mi ritrovo con una partecipazione media a gare di poco più di 7 persone. Sicuramente il numero è basso, ma mi aspettavo sinceramente molto peggio.  E’ il 15%. Forse sì, forse è poco.  Si, qua dobbiamo fare meglio! Come farlo non è facile a dirsi. Molti atleti, c’è da dire, sono infortunati, e su questo c’è poco da fare.  Ma tanti gli altri, senza cadere nella dipendenza come quelli di cui detto prima -compreso chi scrive-, perché preferiscono, 9 volte su 10, andare nel parco della reggia  invece che gareggiare a meno di 7-8 km da casa?    Perché gareggiare non è così divertente ? Siamo male organizzati (iscrizioni, ritiro pettorali, trasferimenti, mancanza di ricompense, ecc.)? Non ci sono gli stimoli giusti?  Ho serie difficoltà a razionalizzarla questa cosa.

Ho poche idee su come misurare invece il gradimento della associazione.  E’ sicuramente un parametro importante. Definisce la forza e il piacere con cui si è parte di una squadra. L’orgoglio di appartenenza.  L’approvazione o meno delle scelte e delle politiche del direttivo.  L’approvazione delle iniziative sociali e agonistiche. Qui’ è una questione di sensibilità personale.  Il dato certo che rilevo è vi è una continuità col passato del direttivo, la precisa intenzione di non essere né impositivi ne invadenti cercando ogni volta possibile di incentivare e promuovere una gestione “democratica” con iniziative bottom-up.  Ma questo significa pure che la podistica caserta non è un disegno fisso di ciro e del direttivo ma è un organismo che godrà di buona o cattiva salute anche in funzione delle iniziative dei singoli atleti.  Certo è che il presidente è stimato,e anche qualcosa in più,  per tutto quello che fa che fa con attestazioni che –ormai lo posso dire-  raramente ho visto in altre squadre, con presidenti e direttivi molto più impegnati e coinvolti.  

Infine l’ultima riflessione sulle performance atletiche. In una squadra amatoriale la prestazione non può contare in assoluto. Non può essere “l’obiettivo” della associazione.   Sarebbe risibile e forse anche un po’ patetico.  Ma non può essere nemmeno praticamente quasi ignorato.  Il raggiungimento di risultati di squadra e anche del singolo, dovrebbero essere perseguiti e anche soprattutto celebrati “adeguatamente” una volta raggiunti.   Qui’ secondo me non ci siamo.   Ma non ho nemmeno una ricetta, una proposta per superare questo limite, questo stato di cose che, personalmente, vivo come limite.    Se propongo un montepremi per la classifica interna rischio il linciaggio…  e forse posso pure capirlo.    Però una domanda   è forse corretto/utile farcela:  in una qualunque squadra -quelle che ognuno di noi conosce intendo-   un atleta ultra cinquantenne che in un mese fa  due maratone sotto le tre ore come sarebbe stato celebrato?  La podistica Caserta è così diversa ?

(ciro primo)


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La data della cena di fine anno è fissata  per 14/12 alle 20:30.

Si terrà a casa di Antimo (l'indirizzo è su wazzup).

In tale occasione si terrà  l'assemblea e la consegna delle targhe ai vincitori della classifica interna.

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viraf

 

 

Venerdì 28 faremo una cena sociale alla pizzeria viraf. Sarà un'occasione per incontrarci tutti insieme e per fare un punto della situazione della squadra. Vi aspettiamo a tutti e vi chiediamo di darci una gentile conferma. 

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