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Siamo a fine 2018, potremmo provare a fare un bilancio. Ci proviamo?  Dovremmo iniziare individuando le voci, entrate e uscite.  I dati? Quali sono?  Atleti, gare, gradimento dell’associazione, prestazioni agonistiche, ecc.  Altro? Sicuramente si, ma a me non viene in mente altro adesso.     Facciamo che non disabilito i commenti, così chi vuole …. può tranquillamente dire che non ho capito un… “bip”

silvioDalla classifica interna 2018, all’ 8 dicembre, si leggono 46 atleti e 73 gare che confrontata con quella del 2017 non mostra particolare differenze.  Non sono stati fatti significativi passi avanti, ma nemmeno indietro.  O forse non è così? Nella classifica 2017 non sono inclusi gli iscritti non attivi, quelli che non sono riusciti a fare nemmeno una gara per impegni e/o infortuni.  Forse quindi un piccolo segno meno per il 2018 è più corretto metterlo.  Il capitano mi correggerà se sbaglio ma siamo diminuiti un pochino. Forse non ci interessa nemmeno crescere e magari è un dato che non ci fa né caldo né freddo … oppure, un valore obiettivo dovremmo comunque definirlo se non altro per limitare  la spesa di associazione alla FIDAL?    Non credo che nemmeno possa valere il principio più ne siamo tanto meglio è.

Alla voce gare la faccenda diventa più articolata. E’ necessario fare una netta distinzione tra le gare organizzate dalla podistica Caserta e quelle a cui la podistica Caserta ha partecipato.  “La sei ore della reggia e “il trail città di Caserta” sono state un successo in tutti i sensi. Un segno “più” grande come una casa.  Non una, ma addirittura due gare organizzate non è da tutte le associazioni podistiche. Ed entrambe non banali.  Un lavoro fatto soprattutto di qualità manageriali, di determinazione, di responsabilità e di esperienza. Nessun esercito di soldati ma una logistica efficiente e un “nocciolo duro ” di membri della associazioni e amici “adiacenti”  con le idee chiare e con la giusta fantasia.   Due gare in due scenari superbi in cui il rischio però di fallire non era trascurabile.   Due gare con una infinità di cose da fare, di permessi da ottenere, di professionalità da reclutare, di rischi da affrontare. Veramente bravi!

Le gare a cui si è partecipato, invece, attivamente come atleti, già sopra abbiamo detto, sono 73,  ovvero più di una a settimana. Ovunque in Italia -ma credo pure con qualche puntatina all’estero-.  I tossici della domenica sono sempre gli stessi e stanno ai primi posti della classifica interna. Provando a fare delle velocissime stime mi ritrovo con una partecipazione media a gare di poco più di 7 persone. Sicuramente il numero è basso, ma mi aspettavo sinceramente molto peggio.  E’ il 15%. Forse sì, forse è poco.  Si, qua dobbiamo fare meglio! Come farlo non è facile a dirsi. Molti atleti, c’è da dire, sono infortunati, e su questo c’è poco da fare.  Ma tanti gli altri, senza cadere nella dipendenza come quelli di cui detto prima -compreso chi scrive-, perché preferiscono, 9 volte su 10, andare nel parco della reggia  invece che gareggiare a meno di 7-8 km da casa?    Perché gareggiare non è così divertente ? Siamo male organizzati (iscrizioni, ritiro pettorali, trasferimenti, mancanza di ricompense, ecc.)? Non ci sono gli stimoli giusti?  Ho serie difficoltà a razionalizzarla questa cosa.

Ho poche idee su come misurare invece il gradimento della associazione.  E’ sicuramente un parametro importante. Definisce la forza e il piacere con cui si è parte di una squadra. L’orgoglio di appartenenza.  L’approvazione o meno delle scelte e delle politiche del direttivo.  L’approvazione delle iniziative sociali e agonistiche. Qui’ è una questione di sensibilità personale.  Il dato certo che rilevo è vi è una continuità col passato del direttivo, la precisa intenzione di non essere né impositivi ne invadenti cercando ogni volta possibile di incentivare e promuovere una gestione “democratica” con iniziative bottom-up.  Ma questo significa pure che la podistica caserta non è un disegno fisso di ciro e del direttivo ma è un organismo che godrà di buona o cattiva salute anche in funzione delle iniziative dei singoli atleti.  Certo è che il presidente è stimato,e anche qualcosa in più,  per tutto quello che fa che fa con attestazioni che –ormai lo posso dire-  raramente ho visto in altre squadre, con presidenti e direttivi molto più impegnati e coinvolti.  

Infine l’ultima riflessione sulle performance atletiche. In una squadra amatoriale la prestazione non può contare in assoluto. Non può essere “l’obiettivo” della associazione.   Sarebbe risibile e forse anche un po’ patetico.  Ma non può essere nemmeno praticamente quasi ignorato.  Il raggiungimento di risultati di squadra e anche del singolo, dovrebbero essere perseguiti e anche soprattutto celebrati “adeguatamente” una volta raggiunti.   Qui’ secondo me non ci siamo.   Ma non ho nemmeno una ricetta, una proposta per superare questo limite, questo stato di cose che, personalmente, vivo come limite.    Se propongo un montepremi per la classifica interna rischio il linciaggio…  e forse posso pure capirlo.    Però una domanda   è forse corretto/utile farcela:  in una qualunque squadra -quelle che ognuno di noi conosce intendo-   un atleta ultra cinquantenne che in un mese fa  due maratone sotto le tre ore come sarebbe stato celebrato?  La podistica Caserta è così diversa ?

(ciro primo)